Questo nostro spazio lo abbiamo pensato – fin dall’inizio – come uno strumento per proporre – a cadenza mensile – brevi  articoli incentrati su temi di interesse più o meno generale, principalmente in materia di lavoro o di previdenza sociale, perché sono i nostri principali ambiti di competenza, dal momento che ci occupiamo di consulenza del lavoro.

Abbiamo sempre cercato (sperando di esserci riusciti) di utilizzare un linguaggio semplice e di immediata comprensione, un linguaggio per non addetti ai lavori insomma, visto che il mondo virtuale pullula di siti ben più blasonati e qualificati del nostro, che a cadenza giornaliera  (per non dire a getto continuo) pubblicano articoli di attualità e approfondimenti vari, sia sulle novità legislative che su temi più ampi, sviscerandoli  a dovere e affidandosi  a esperti dei e nei vari settori.

Noi non siamo né creatori né promotori di contenuti digitali di professione ma consulenti del lavoro, amiamo il nostro lavoro e siamo convinti che “imparare ad imparare” e formarsi continuamente siano attitudini  e occasioni da incentivare, anche tra  i nostri conoscenti, clienti e amici.

In questi giorni di emergenza globale, a causa del COVID-19, scegliere un argomento che non appaia fuori luogo, inopportuno o superficiale è molto difficile, ma siccome da qualche settimana si fa un gran parlare di lavoro agile (c.d. smart working), abbiamo pensato che fosse una buona idea rileggere l’articolo in cui ce ne eravamo occupati (Il “lavoro agile” o smart working) per formulare qualche considerazione a margine e cogliere le novità del momento.

Il lavoro agile, lo ricordiamo, è  una  modalità di svolgimento della propria attività lavorativa nell’ambito di un  rapporto di lavoro subordinato;  in tempi di pace, consiste nella possibilità di alternare la propria attività lavorativa, in parte presso l’abituale sede di lavoro (sede aziendale) e in parte all’esterno (presso la propria abitazione o altro luogo concordato tra le parti), senza che si renda necessario avere  una postazione o una sede fissa (flessibilità di spazio), mediante l’utilizzo degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore dal proprio datore di lavoro, entro i soli limiti di durata massima dell’orario giornaliero e settimanale di lavoro previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva (flessibilità di tempo).

Con il DPCM dell’1 marzo 2020 la procedura di accesso allo smart working è stata semplificata temporaneamente, mentre con  il DPCM del 4 marzo 2020, la misura del lavoro agile semplificato è stata estesa all’intero territorio nazionale, fino al 31 luglio 2020.

In cosa consiste la semplificazione dello smart working durante questo periodo di emergenza?

Di fatto, in tre semplici passaggi con i quali è possibile attivare una modalità lavorativa che altrimenti dovrebbe seguire una procedura un po’ più lunga:
1) il datore di lavoro può unilateralmente decidere di attivare la modalità smart working nei confronti dei suoi dipendenti, inviando loro per via telematica un’informativa sulla sicurezza prevista dall’articolo 22 della legge 81/2017;
2) il dipendente è autorizzato ad utilizzare anche i propri mezzi informatici a disposizione ( computer o tablet, smartphone e connessione internet) qualora il datore di lavoro non glieli abbia già forniti in precedenza;
3) infine, è necessario inviare solo una comunicazione obbligatoria, entro 5 giorni dall’avvio della prestazione di lavoro agile al Ministero del Lavoro, perché viene intesa come una trasformazione del rapporto di lavoro stesso.

In base alla Legge 81/2017, invece, sarebbe stato  necessario un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, i mezzi dovevano essere forniti  necessariamente dal datore di lavoro nel rispetto delle norme poste a tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro,  infine, la comunicazione obbligatoria sarebbe stata preventiva.

Quali sono i pro e i contro del lavoro agile?

In linea puramente teorica, i benefici  sono una maggiore flessibilità del modello organizzativo aziendale, accompagnata da una maggiore autonomia del lavoratore all’interno di un rapporto di lavoro pur sempre subordinato, un contenimento dell’inquinamento e dello ‘stress da spostamento’ coi mezzi di trasporto privati o pubblici, la possibilità di conciliare meglio i tempi di vita e di lavoro e, rispetto all’avanzata del COVID-19, la possibilità di poter continuare a lavorare in sicurezza di un gruppo molto ampio di lavoratori, limitando le occasioni di contagio.

Gli svantaggi sono l’inevitabile commistione della sfera privata e familiare con quella lavorativa, il dilatarsi degli orari di lavoro spalmati su una fascia giornaliera ampia, il diffondersi di una modalità sedentaria di affrontare il lavoro quotidiano, il doversi confrontare con connessioni e reti locali non sempre all’altezza delle esigenze lavorative, la forte limitazione dei rapporti sociali nei luoghi di lavoro e,infine, il sentirsi isolati rispetto al mondo esterno.

Crediamo però che, quando questi momenti di concitazione, confusione, limitazione delle proprie libertà individuali saranno finiti, sarebbe interessante conoscere il numero di lavoratori in smart working al tempo del COVID-19 in Italia, il loro grado di soddisfazione rispetto a una modalità diversa di prestare il lavoro, e una stima reale dei costi e benefici che queste norme hanno prodotto sia a livello economico che a livello aziendale.

Concludiamo proponendovi due brevi ma interessanti letture:

1) un’ analisi  – elaborata dalla Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro – sull’impatto che il DPCM 22 marzo 2020 avrà sul mercato del lavoro e su quanti non avranno verosimilmente potuto beneficiare neppure del lavoro agile, cifre spaventose che fanno riflettere:
http://www.consulentidellavoro.it/files/PDF/2020/AnalisiStatistiche/Impatto_DPCM_22marzo2020_mercato_lavoro.pdf
2) un articolo pubblicato su “Open” che riporta ampi stralci di un intervento di Mario Draghi pubblicato sul Financial Times https://www.open.online/2020/03/25/coronavirus-draghi-sul-financial-times-e-una-guerra-tocca-agli-stati-coprire-i-costi-in-parte-o-totalmente/  [1]

Noi continueremo ad assistere i nostri clienti, cercando di essere al loro fianco in questi momenti di difficoltà, aiutandoli per quanto sarà possibile a non soccombere come i soldati di ungarettiana memoria, quelli che stavano ‘come d’autunno sugli alberi le foglie’, e  di fare nostre le parole di un grande autore russo, Dostoevskij: la bellezza salverà il mondo.

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“La città di Siena pareva quasi disabitata, chè non si trovava quasi persona per la città. E poi, restata la pestilenza, ognuno che scanpò atendevano a godere; frati, preti, monache e secolari e donne tutti godevano, e non si curavano lo spendere e giocare, e a ognuno pareva essere richo, poiché era scanpato e riguadagnato al mondo, e nissuno si sapea assettare a far niente”

(dalle cronache Agnolo di Tura Del Grasso del 1348, anno della Peste Nera )

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[1] per chi volesse leggerlo in versione integrale, questo il link che porta all’articolo in questione https://www.ft.com/content/c6d2de3a-6ec5-11ea-89df-41bea055720b

 

Photo by Tran Mau Tri Tam on Unsplash

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