Con la canicola estiva negli studi professionali il lavoro si intensifica. È tempo di dichiarazioni dei redditi, anche se la maggior parte dei lavoratori ha già provveduto alla presentazione del proprio modello 730. Tuttavia, è solo con l’arrivo dell’estate che si completano le operazioni fiscali ad esso collegate, attraverso i rimborsi o le trattenute in busta paga.
Ogni anno, infatti, al momento dell’elaborazione dei cedolini paga del mese di luglio, poco prima della chiusura feriale di gran parte delle aziende, le domande che con maggiore frequenza vengono poste al Consulente del lavoro sono queste:

“Come mai questo mese le buste paga sono così alte?
oppure
“Perché non ho ricevuto in busta paga (tutto) il rimborso del mio modello 730?”

Per rispondere a queste domande occorre fare una breve premessa e poi, attraverso alcuni semplici passaggi, provare a spiegare cosa sono le operazioni di conguaglio derivanti dall’assistenza fiscale poste all’origine di questi interrogativi.

All’interno di un rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato, il datore di lavoro o committente (sia esso un ente pubblico o un’azienda privata) assume la veste di sostituto d’imposta nei confronti dei propri lavoratori o collaboratori, vale a dire che, in sostituzione degli stessi, tutte le somme che per obbligo di legge devono essere versate dai lavoratori – in quanto contribuenti – a titolo di contributi previdenziali e/o trattenute fiscali alle amministrazioni statali competenti, vengono dal sostituto trattenute in busta paga e riversate in loro vece alle casse dello Stato, attraverso il c.d. modello F24. Questo meccanismo è ciò che “assottiglia” la retribuzione o il compenso lordo e determina la retribuzione netta.

 

Cosa cambia durante l’elaborazione delle buste paga del mese di luglio di ogni anno?

Succede che i sostituti d’imposta, per conto del Fisco, provvedono a rimborsare o a trattenere le imposte calcolate in base alle risultanze dei modelli 730 ai lavoratori/contribuenti, in o dalla busta paga, suscitando nel primo caso gioie e nel secondo… dolori!

E come avviene tutto ciò?

L’Agenzia delle Entrate, detentrice di tutte le informazioni fiscali dei contribuenti, elabora i modelli 730, inoltrati dai centri di assistenza fiscale o dai professionisti abilitati, ed invia telematicamente a tutti i datori di lavoro, per il tramite degli intermediari, limitatamente ai loro dipendenti, la lista delle somme da rimborsare o da trattenere ai propri lavoratori o collaboratori.

Ecco quindi che entrano in ballo i consulenti del lavoro, intermediari per le aziende, in questo ruolo di trasmissione e ricezione dei dati provenienti dall’Agenzia delle Entrate. In questa fase, infatti, il consulente del lavoro a partire dall’elaborazione delle buste paga del mese di luglio – e fino alle elaborazioni del mese di dicembre dello stesso anno – dovrà tener conto di questi dati e provvedere ad erogare le eventuali somme a credito o a trattenere le somme a debito, dagli stipendi in pagamento, che poi il sostituto d’imposta, alias datore di lavoro, dovrà erogare o versare.

 

Ma nel caso dei rimborsi, è il datore di lavoro ad anticipare delle somme per conto dello Stato?

No, poiché egli dovrà riconoscere ai propri dipendenti le eventuali somme a credito solo entro i limiti del monte ritenute Irpef che avrà prelevato (in quanto sostituto d’imposta) dalle buste paga dei propri lavoratori (di tutti quanti, compresi coloro che non hanno presentato il modello 730), relative al mese in cui viene effettuato il conguaglio: luglio, e se non bastasse, da quello di agosto, poi di settembre e così via, fino a dicembre. Esemplificando, se un datore di lavoro, nel mese di luglio, sulla totalità degli stipendi dei suoi dipendenti avesse trattenuto 100 a titolo di imposte, invece di versare subito tale importo al Fisco, durante le operazioni di conguaglio dei 730, lo utilizzerà per rimborsare l’Irpef a credito ai suoi lavoratori.

Tornando alla domanda iniziale – “come mai questo mese le buste paga sono così alte? – che normalmente viene posta dal datore di lavoro, potremmo dire che i netti in busta paga saranno più alti per effetto dei cosiddetti “rimborsi da 730”,  ma che non dovrà temere di dover anticipare di tasca propria tali somme, poiché potrà compensarle con quelle che avrà decurtato  – sempre a titolo di imposte – sugli stipendi del mese di luglio e che, in un mese diverso da quello di cui ci stiamo occupando, avrebbe semplicemente riversato allo Stato utilizzando il modello F24.

Quanto alla seconda domanda iniziale – perché non ho ricevuto in busta paga (tutto) il rimborso del mio modello 730? – normalmente posta, invece, dal lavoratore, potremmo dire che, qualora egli non avesse ricevuto in tutto o in parte il rimborso che attendeva, i motivi più frequenti possono essere:

  1. l’aver cambiato datore di lavoro (sostituto d’imposta), rispetto al momento in cui ha presentato il suo modello 730, e non essersi ricordato di comunicarlo al CAF o al professionista cui si era rivolto;
  2. il suo datore di lavoro potrebbe aver cambiato consulente, rispetto all’anno precedente, e quest’ultimo non aver ricevuto il flusso dei dati inerenti ai conguagli da 730, di cui tener conto durante l’elaborazione delle buste paga del mese di luglio, per un disguido;
  3. assenza o insufficienza di un monte di trattenute sugli stipendi da cui attingere per i rimborsi; in quest’ultimo caso, avremo un conseguente slittamento nell’erogazione dell’intera somma a rimborso nei mesi successivi a quello di luglio, e in ogni caso non oltre il mese di dicembre dello stesso anno.

Se poi neanche con la mensilità di dicembre fosse possibile riconoscere (in tutto o in parte) il rimborso da 730 spettante al dipendente, il datore di lavoro dovrà certificare allo stesso il credito non erogato (nella Certificazione Unica) in modo che questi possa nella dichiarazione dei redditi per l’anno successivo e ricominciare daccapo, entrando in un girone infernale dal quale, prima o poi, riemergerà!

Concludiamo con un’indicazione di mero buon senso: prima di rivolgersi al proprio consulente del lavoro o al proprio datore di lavoro, magari con toni accesi, per contestare eventuali errori o mancati rimborsi, consigliamo agli interessati di contare fino a dieci e, soltanto dopo, di chiedere chiarimenti.

Vedrete che tutto andrà per il meglio!

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